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Corso di cultura 2020: la sfida della sostenibilità

Professor Massimo Rea, consigliere Ex-alunni dell’Antonianum

 

Il corso di cultura di quest’anno si è svolto dal 27 gennaio al 17 febbraio 2020 ed aveva come tema conduttore la sostenibilità.

I diversi oratori si sono impegnati a prevedere come il comportamento dell’uomo di oggi poteva condizionare il futuro del pianeta. É interessante e da pensare il fatto che questo corso sia stato interrotto da un evento non umano e non previsto (ma secondo molti prevedibile) come il corona virus. Sembra quasi una correzione alla superbia dell’uomo che crede di essere lui a plasmare il suo futuro. Rimane il fatto che per effetto del coronavirus, l’ultima conferenza programmata ha dovuto essere cancellata.

Come avviene da qualche anno, Telechiara-Videomedia ha provveduto alla registrazione video delle conferenze che venivano trasmesse il giovedì successivo e che si possono ancora rivedere in internet sulla pagina di TvA Vicenza-Telechiara.

Il primo relatore, il prof. Franco Prodi, tra i maggiori esperti di climatologia, con una dotta, sia pure comprensibile e divulgativa lezione ci ha fatto capire come la climatologia sia una scienza dagli aspetti interpretativi molto complessi e come sia molto difficile effettuare delle previsioni razionali. Ha quindi anche ridimensionato una serie di affermazioni ( dal negazionismo sull’allarme ambientale alle visioni inesorabilmente apocalittiche)  che privilegiano uno o l’altro dei molteplici aspetti che questa scienza comporta, ma non forniscono una corretta comprensione dei fenomeni osservati. Soprattutto, ha dimostrato come non sia possibile una risposta razionale e univoca alla domanda su quanto influisca l’attività dell’uomo sulla evoluzione climatica e sui tempi e modi di questa.

Il prof. Franco Prodi ha iniziato la sua lezione esplicitando la differenza tra meteorologia (descrizione della situazione meteo) e climatologia (studio delle statistiche delle condizioni meteorologiche in opportuni periodi di tempo). Poi ha presentato una carrellata storica di osservazioni climatologiche ricordando come i dati misurati di temperatura e umidità non possono che essere successivi a Torricelli (allievo di Galileo) mentre per i periodi precedenti ci si rifà a dati indotti dalla letteratura e da carotaggi, in particolare dei ghiacci. È passato quindi a presentare i due attori principali della climatologia, il sole e la terra con le radiazioni che si scambiano (un flusso di fotoni dal sole di 1367 watt per metro quadrato al limite esterno dell’atmosfera ma al suolo ne arrivano 240). Se non ci fosse l’atmosfera il bilancio energetico darebbe una temperatura media terreste di -18 gradi centigradi rendendo impossibile la vita. Invece c’è l’atmosfera con le sue nuvole che filtra e riverbera in vario modo (effetto serra) l’energia emessa dai due protagonisti, in funzione delle varie frequenze delle radiazioni. Le molecole nell’atmosfera con tre o più atomi possono accumulare energia e trattenerla sotto le nubi giustificando la temperatura che di fatto si riscontra mediamente. Tuttavia, il clima non è costante ma varia sia a causa delle rilevanti mutazioni dell’attività solare (rotazione del sole e macchie solari che si evolvono in tempi relativamente lunghi), delle mutazioni astrologiche (inclinazione dell’asse terrestre, distanza sole terra, ecc.), e delle variazioni atmosferiche, che possono avere sia cause naturali che cause antropiche. Le variazioni atmosferiche sono legate alle dispersioni di liquidi e di solidi, dal diverso utilizzo del terreno, dall’interrelazione tra oceani e atmosfera (che hanno dinamiche e tempi di sviluppo molto diversi), dalla rotazione terrestre che contribuisce alla ventilazione. Il professor Prodi confessa che il suo interessamento per la climatologia deriva dai suoi studi di ricerca e conoscenze approfondite sulle nuvole, che sono responsabili di gran parte dell’andamento del clima. Gli studi sulle nuvole hanno evidenziato il ruolo centrale degli aerosol nell’atmosfera per la formazione delle stesse nubi: in esse la presenza delle goccioline non sarebbe possibile in un ambiente omogeneo, senza nuclei di condensazione attorno a particelle di aerosol. La presenza di aerosol c’è da sempre, è un fenomeno naturale indispensabile nella storia della terra, anche se oggi la sua composizione può essere alterata dalle attività umane. Quanto poi questa componente influisca sulla situazione globale è un qualcosa di difficilmente valutabile, proprio a causa della complicazione del fenomeno clima con tutti gli elementi che ne determinano le dinamiche.

Padre Federico Lombardi ha inizialmente richiamato l’evoluzione della consapevolezza sociale dei rischi cui l’umanità va incontro a seguito della evoluzione della società, dal rapporto del “Club di Roma” dei primi anni ‘70 all’incontro internazionale di Rio del 201,5 promosso dalle Nazioni Unite nel corso del quale sono stati indicati 17 obiettivi a loro volta specificati in oltre 200 temi. È quindi passato ad illustrare la posizione della Chiesa sul tema dello sviluppo sostenibile facendo riferimento alla enciclica di papa Francesco “Laudato si” nella quale si ritrova la parola sostenibilità per 20 volte.

In questa viene affermata l’urgenza di “proteggere la nostra casa comune. Essa  comprende la preoccupazione di riunire tutta la famiglia umana nella ricerca di uno sviluppo sostenibile e integrale”.

Francesco considera preoccupante che l’evoluzione dei processi tecnologici sia più rapida dello sviluppo biologico e come da questo nascano i problemi legati all’inquinamento, alla cultura dello scarto, ai cambiamenti climatici e, infine, all’esaurimento delle risorse naturali. Laudato si’, ha evidenziato infatti Padre Lombardi, mette l’accento su ciò che Papa Francesco chiama la “rapidación”, l’accelerazione dei processi umani, in contrasto con l’evoluzione lenta della biologia. Il nostro modo di produrre, distribuire e consumare non ha solo messo a rischio le persone più vulnerabili, ma lo stesso pianeta.

Nell’enciclica viene denunciata la sottomissione della politica alla tecnologia e alla finanza e come questo si dimostra nel fallimento dei Vertici mondiali sull’ambiente”.

Nella ricerca delle cause più profonde dello sviluppo sbagliato, Francesco usa il termine “paradigma tecnocratico” o “paradigma tecno-economico” per mettere in evidenza come la tecnologia mette nelle mani dell’uomo un potere che spesso l’uomo non utilizza correttamente.   L’enciclica non tralascia nessun’ area di questo veloce degrado e, in dialogo con la scienza, affronta i temi legati a pericoli come la perdita di biodiversità, la deforestazione, la degradazione degli oceani, lo squallore metropolitano, l’iniquità sociale e la necessità di difendere il lavoro in condizioni dignitose.

Padre Federico Lombardi si è soffermato sul paragrafo 23 dell’enciclica : “il clima è  un bene comune di tutti e per tutti. Esso è un sistema globale che pone condizioni essenziali per la vita stessa”.  Padre Lombardi ha sottolineato come Laudato si’ affronti da più punti di vista il tema del riscaldamento globale, un preoccupante innalzamento delle temperature che, almeno per la cause umane che lo provocano, per gli elementi antropici che lo rendono sempre più marcato, richiede l’impegno di tutti. Infine Padre Lombardi si è soffermato sul rapporto tra deterioramento del clima e conseguenze sociali, un problema di equità distributiva che la politica deve affrontare.

La professoressa Chiara Mio premette coma il rapporto tra denaro e pensiero cattolico sia difficile perché connotato da retropensieri.

Il coronavirus che al momento della conferenza si stava sviluppando in Cina insieme con i recenti diffusi incendi in Australia e agli altri disastri ambientali che sempre più frequentemente si sviluppano nel mondo hanno un impatto economico che non può essere trascurato. A proposito fornisce alcuni dati di cui il più evidente e la progressione del costo economico in miliardi: 1 nella decade 1980, 5 nella decade successiva, 10 nella decade 1990 e addirittura 40 dal 2010 al 2018.

A queste cifre che rappresentano i danni diretti si dovrebbero sommare quelli indiretti come i disagi delle popolazioni, la disoccupazione conseguente e anche i suicidi provocati che sono anche dieci volte superiori.

La politica dovrebbe considerare questi costi e prendere i provvedimenti necessari ad evitare o almeno a limitare questi costi ma non riesce a fare nulla.

Al contrario il settore privato nel 2015 si è riunito a New York e si è dato degli obiettivi da raggiungere nel 2030; questi sono i 17 obiettivi emersi nell’incontro internazionale di Rio promosso dalle Nazioni Unite.

Il recente rapporto della Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS) mostra come l’Italia abbia operato in misura accettabile in alcuni degli obiettivi e quasi nulla in altri; poiché gli obiettivi dovrebbero essere raggiunti entro il 2035 e finora è stato fatto il 17% è indispensabile procedere con una velocità molto superiore. Ma questo è dato dal settore privato mentre il pubblico è del tutto latitante.

Passa quindi a fare alcuni esempi di come sia possibile migliorare la sostenibilità dei prodotti di una azienda se la legislazione fornisce gli elementi necessari.

Per concludere considera questi tre aspetti che le aziende possono intraprendere per il sociale: la donazione, la responsabilità sociale di impresa e il valore condiviso. Di queste tre possibili azioni quella del valore condiviso che comporta un mutamento della attività di impresa è quello che merita la considerazione da parte della finanza sociale.  La professoressa Mio ha sottolineato l’urgenza di confrontarsi anche con le sfide che la prospettiva di sostenibilità presenta alle imprese, proponendo un modello di governo aziendale che punti a incorporare la sostenibilità e a esprimerla anche attraverso adeguati “Key Performance Indicators”, tutta una serie di indici che ci possono dire quanto un’impresa sia “verde”, dalle scelte sui trasporti a quelle sugli imballaggi e, nel caso della finanza, agli investimenti che possano, anche grazie alla ricerca, minimizzare l’impatto dell’uomo sulla natura di cui tutti facciamo parte.

La professoressa Cristina Rulli ha ricordato come uno dei 17 obiettivi di sviluppo sostenibile elencati nel già citato incontro internazionale del 2015 promosso dalle nazioni unite sia la sicurezza alimentare per il nostro pianeta.

Per “sicurezza alimentare” si intende quella situazione che esiste quando tutte le persone, per un tempo indefinito hanno accesso a un cibo che sia nutritivo e atto a permettere una vita attiva e salubre.

La sicurezza alimentare è legata alle risorse naturali e in soprattutto alla risorsa idrica  necessaria alla produzione del cibo. Per produrre una tazzina di caffè sono necessari 140 litri di acqua; per produrre un chilo di carne di vitello sono necessari 16.000 litri di acqua. Anche per produrre l’energia di cui abbiamo bisogno è necessaria una certa quantità di acqua. Dobbiamo quindi chiederci se abbiamo le risorse naturali per produrre il cibo e l’energia necessarie all’umanità per le prossime decadi. Nasce una competizione tra le diverse zone del pianeta e tra le diverse destinazioni delle risorse idriche. Oggi più del 85% dell’acqua disponibile sul pianeta è usata in agricoltura.

Anche nell’utilizzo della risorsa idrica si deve considerare l’efficienza. In certe situazioni locali è possibile avere la stessa produzione agricola con minore consumo di acqua mediante il processo di irrigazione. Anche nella produzione di energia il consumo di acqua dipende fortemente dal processo utilizzato. Oggi l’acqua utilizzata per la produzione di cibo ammonta a 7,00 x 1012 m3 e quella per la produzione di carburanti da biomasse 0,25 x 1012 m3..

Per quanto riguarda la competizione tra comparto energetico e comparto alimentare è interessante la conclusione di come è assurdo utilizzare ingenti risorse naturali per produrre una quantità irrisoria di energia.

Le persone malnutrite sono circa 800 milioni; con le risorse naturali impiegate per la produzione di energia da biomassa potremmo nutrire 300 milioni di persone.

Nel futuro il fabbisogno di acqua aumenterà per effetto dell’aumento della popolazione, dell’aumento di utilizzo di prodotti animali e dell’utilizzo di prodotti agricoli per la produzione di energia e quindi è indispensabile un attenta considerazione che porti ad un consumo intelligente delle risorse idriche a disposizione. Il nesso cibo-acqua è stato sviluppato dalla professoressa Rulli, durante tutta la sua esposizione, alla luce delle risorse mondiali: acqua-terra-energia. Sicurezza idrica significa in definitiva evitare la scarsità di acqua per la vita e per un’economia circolare, che restituisca ciò che utilizza, senza depredare l’ambiente. Sicurezza alimentare significa evitare la fame, la malnutrizione e la sovralimentazione. L’obiettivo è quello di raggiungere un equilibrio che non comprometta le generazioni future.

Professor Massimo Rea, Consigliere Ex-Alunni dell’Antonianum