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Corso di cultura 2020: Sostenibilità

Il tema di quest’anno, “Sostenibilità, ovvero sviluppo sostenibile”, fa parte di una
“conversazione” mondiale di grande ampiezza culturale, di enorme estensione disciplinare
ed anche di approccio culturale non univoco. C’è infatti una forte discussione circa il grado
di contributo antropico sulle cause di deterioramento ambientale e sociale. Fino a che punto
le attività umane hanno cambiato, in modo difficilmente reversibile, valori come la
temperatura della Terra? Ancora più discutibile la previsione sugli sviluppi futuri, a causa
della complessità e dell’incertezza sulla validità di modelli matematici che possano dirci a
cosa andiamo incontro, entro quanto tempo, con quali conseguenze e fino a che punto
potremo correggere la rotta.
Due le definizioni spesso usate nel campo della sostenibilità:

  1. “lo sviluppo che risponde alle necessità del presente, senza compromettere la
    capacità delle generazioni future di soddisfare le proprie necessità”
    (Commissione mondiale sull’ambiente e lo sviluppo dell’ONU, 1987)
  2. “il soddisfacimento della qualità della vita, rimanendo entro i limiti della capacità
    di carico degli ecosistemi che ci sostengono”. WWF nel suo “Living Planet
    Report”.

Entrambe le definizioni impongono comportamenti radicalmente diversi della comunità
umana, soprattutto di quella minoranza che ha finora utilizzato la maggioranza delle risorse
per progredire o, secondo altri, per avidità. Comunque la si pensi dovrà cambiare, con la
sfida per cercare di salvare il pianeta e quindi la nostra stessa vita, la direzione degli sforzi
scientifici e tecnologici. Muteranno anche gli stili di vita. Lo slogan “less is more”, (avere,
consumare, scartare meno significa alla fine un guadagno per tutti) semplifica in modo
efficace alcune priorità:

  • un progresso tecnologico per la produzione di beni e servizi indirizzato all’incremento
    dell’efficienza piuttosto che all’incremento del flusso di energia e materie prime;
  • livelli di prelievo delle risorse non rinnovabili non eccedenti le loro capacità rigenerative;
  • emissione di scarti e rifiuti (solidi, liquidi e gassosi) dovuti al metabolismo dei sistemi sociali
    non eccedenti la capacità di assimilazione dei sistemi naturali.

Normalmente vengono identificate le tre componenti della sostenibilità: economia, società
e ambiente. In realtà, si deve considerare anche un quarto parametro: la cultura. Ma in
pratica ci si riduce a due termini: ecologia (intesa come il punto di incontro del mondo umano
e del mondo naturale) e ambiente, concetto e dimensione ben più complessi di quanto
l’uomo possa mai arrivare a comprendere. Per ipotizzare previsioni sarebbe richiesto un
modello matematico di enorme complessità, ovvero complesso in senso stretto.

Nel 1972 col “Rapporto sui limiti dello sviluppo” elaborato dal think tank di premi Nobel
chiamato Club di Roma ci fu la presa di coscienza che l’utilizzo umano delle risorse naturali
stava approssimandosi a un livello di allarme. Le crisi energetiche del 1973 e del 1979
mostrarono la forte dipendenza dello sviluppo dalle risorse energetiche non rinnovabili.
All’epoca i risultati delle analisi e delle previsioni del Club di Roma non furono
completamente accettati, anche per una scarsa sensibilizzazione dell’opinione pubblica: la
“visione” di Aurelio Peccei, fondatore e animatore del club era molto in anticipo sui tempi,
ma questi risultati ebbero un effetto importante per dare origine a varie organizzazioni
internazionali no profit dedicati all’innovazione basata sulla sostenibilità.

Nel nostro ciclo di conferenze 2020 verranno approfonditi i seguenti aspetti:

Cambiamenti climatici: cause naturali e cause antropiche. Il 27 gennaio alle 21
il professor Franco Prodi affronterà questo tema. È un tema stimolante: fino a che
punto l’uomo è responsabile del mutamento in atto nell’ambiente? Fisico
dell’atmosfera, docente universitario e scienziato di fama internazionale, il professor
Prodi invita alla prudenza: attribuire sicuramente il riscaldamento globale alle
emissioni della sola Co2 è scientificamente quantomeno avventato. Franco Prodi
precisa: “non sono né negazionista né catastrofista…curiamo l’ambiente! Il
deterioramento ambientale, quello sì è quantificabile, attraverso i metalli pesanti negli
oceani, la qualità dell’aria, il brown cloud dell’Asia ad esempio. Serve una ripartenza
degli accordi internazionali per limitare l’inquinamento, tenere sotto controllo i
combustibili fossili. Bisogna ripensare collettivamente i modi di produzione, per
salvaguardare la qualità dell’ambiente”.

Sostenibilità e responsabilità nell’uso del creato, lunedì 3 febbraio alle 21, è il titolo
della conferenza di Padre Federico Lombardi, s.j., matematico, giornalista, già
direttore della Civiltà Cattolica e della sala stampa vaticana, ora presidente della
Fondazione culturale vaticana Joseph Ratzinger. Padre Lombardi chiarirà la
posizione e gli impegni del magistero in campo ambientale. L’enciclica di Papa
Bergoglio del giugno 2015, intitolata “Laudato sì, sulla cura della casa comune”, ha
promosso una nuova assunzione di responsabilità dei cattolici, in dialogo con i saperi,
le culture, l’impegno sociale. Il famoso tweet di papa Francesco sintetizza la
necessità di una nuova conversazione, e conversione, globale: “C’è una relazione
intima tra i poveri e la fragilità del pianeta”. Per Padre Lombardi “L’umanità ha
dimostrato di aver desiderato questo documento”.

Lunedì 10 febbraio Chiara Mio, economista, docente universitaria, presidente del
Crédit Agricole FriulAdria, parlerà di “Economia e sostenibilità nel mondo
globalizzato”. Sostenibilità e credito sono due ambiti che sempre di più negli anni si
sono trovati a condividere una strada comune. A cominciare dalle realtà bancarie che
hanno sviluppato progetti per il terzo settore fino a quelle che hanno implementato
strumenti digitali e di dematerializzazione con effetti positivi sull’ambiente. La
tecnologia ricopre, in questo senso, un ruolo centrale. Ma a che punto è l’Italia? La
presidente Mio farà il punto sul posizionamento del nostro Paese in campo
ambientale, sulle opportunità e le sfide. Assumono grande significatività gli aspetti
relativi a prodotti e servizi bancari dedicati ed espressamente studiati per i consumi
green, politiche di credito premianti, iniziative ed eventi di sensibilizzazione.

Lunedì 17 febbraio Maria Cristina Rulli, docente di water and food security al
Politecnico di Milano, parlerà di risorse idriche e sicurezza alimentare. Dal land al
water grabbing: le grandi acquisizioni da parte di privati di terra e fonti di acqua da
usare per la produzione agricola, per estrarre prodotti minerari o per speculazioni
finanziarie, mettono a repentaglio risorse vitali e la salute umana. “Oggetto di
acquisizione – afferma la professoressa Rulli – sono spesso terre con sistemi di
proprietà comuni, risultando, una volta acquisiti attraverso concessioni fondiarie a
lungo termine, in una privatizzazione e «commodificazione» della terra e in una
probabile incapacità degli agricoltori e utenti locali nel difendere i diritti consuetudinari
di utilizzo delle risorse naturali”. Un’appropriazione vantaggiosa per pochi, rischiosa
per molti.

Marco Nuti, professore emerito dell’università di Pisa, microbiologo impegnato in
importanti istituzioni scientifiche internazionali, concluderà il ciclo lunedì 24 febbraio,
parlando de “La società dei microbi, dal protolinguaggio all’agricoltura sostenibile”.
Batteri e altri microrganismi potrebbero rappresentare una delle soluzioni alle sfide
che il mondo moderno deve affrontare in termini di sostenibilità
alimentare, malnutrizione e inquinamento da fertilizzanti: la scienza è al servizio
degli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite. Conoscere a fondo le
comunità batteriche del terreno è un’impresa ardua, che le nuove tecniche di
sequenziamento genomico hanno senza dubbio facilitato, ma che ancora
rappresenta una sfida per i ricercatori di tutto il mondo.

Maria Luisa Vincenzoni, Francesco Angrilli