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14
Ago

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A Monte Berico la conversazione con Francesca Caccia sul prendersi cura

Ogni anno, guidati dall’Assistente Padre Mario Ciman, gli ex-alunni, il tradizionale pellegrinaggio mariano al Santuario di Monte Berico.
Una giornata di profonda spiritualità e condivisione, con una conversazione di carattere teologico, la Santa Messa celebrata da Padre Ciman e il pranzo fraterno.
Quest’anno ci ha profondamente fatto riflettere la testimonianza di Francesca Caccia, esperta di spiritualità benedettina e benedettina a sua volta, impegnata nel sollievo dei poveri, attiva nella cultura con gli studenti e di professione infermiera.
Il tema della conversazione era “Il prendersi cura”. Francesca ha detto che il punto di partenza segna il nostro cammino, citando la scelta del Vescovo Claudio Cipolla di partire dall’Opera della Divina Provvidenza per entrare in Diocesi. E il prendersi cura in effetti, ha soggiunto, è un cammino, una relazione equilibrata io-tu in cui si dà e si riceve. E’ la stessa dinamica che abbiamo con Dio.
Maria è icona e immagine di questo prendersi cura, ha aggiunto Francesca, evidenziando tre momenti mariani impegnativi a tutti i livelli, fisico e spirituale:
1. Maria accetta il progetto di Dio e lo fa fisicamente, facendo fisicamente e mentalmente spazio al Bambino che arriva. E’ la stessa cosa che facciamo quando ci prendiamo cura di un altro, non necessariamente nella maternità.
2. Maria va anche incontro a chi ha accettato un altro progetto (Elisabetta), si muove verso le persone che a loro volta hanno detto un sì importante. Questa fretta di carità di Maria che va subito da Elisabetta è un gesto che ripetiamo quando ci mettiamo in relazione di mutuo aiuto e reciprocità. Ed è un incontro sempre nuovo, che ci cambia.
3. Quando Gesù si allontana per discutere con i dottori della Legge Maria torna indietro su un cammino intrapreso, per riaggiustare la rotta. Maria entra a gamba tesa nella vita di Gesù ma non per imporgli qualcosa. Lo fa per ritrovarlo. Lo stesso facciamo noi quando rivediamo la nostra posizione per trovare e ritrovare l’altro aiutandolo.
Francesca ha poi detto come, ogni giorno, la sua professione di infermiera, la porti a intraprendere questo cammino. Lavorando duramente, certo, eppure, ha detto “La parte più bella è stare accanto a un letto, a un ammalato, e non fare niente”. E’ un “niente” che può essere tutto per chi soffre: significa mettersi da parte, ascoltare, fidarsi e affidarsi in due, stretti in una relazione che rimanda all’amore di Dio.
Infine ci ha offerto un breve pensiero sull’Anno giubilare della Misericordia: come infermiera, ha detto, vedo la persona nella sua debolezza, come non era prima di ammalarsi. Questa debolezza, questa “nudità” da ricoprire di amore dando nuova dignità a ogni fratello è l’essenza del servire.