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Weimar, una mostra

 

A Venezia, presso il museo Correr, dal 1 maggio al 30 agosto è visitabile la mostra Nuova Oggettività: Arte in Germania al tempo della Repubblica di Weimar.

Questa iniziativa è apprezzabile perché permette di ricordare, soprattutto ai più giovani, un periodo storico (fra il 1919 e il 1933) molto interessante durante il quale, la Germania conobbe una intensa fase di espansione artistica, culturale e scientifica.

Ricordiamo come da un punto di vista politico-economico, la Germania si confrontava con i duri termini della riparazione imposta dal Trattato di Versailles, che pose fine alla prima guerra mondiale: fra le conseguenze, l’aspetto che è diventato emblematico di quel periodo è l’alto livello di inflazione. Ciononostante grazie anche al nuovo clima di libertà politica Berlino è stata il motore di una rivoluzione culturale. Questi 14 anni furono infatti caratterizzati da una notevole produzione intellettuale: gli artisti tedeschi diedero importanti contributi nei campi della letteratura, dell’arte, dell’architettura, della musica, della drammaturgia e nel nuovo mezzo che in quegli anni si stava affermando: il cinema. Il filosofo Ernst Bloch descrisse quel periodo come una nuova “età di Pericle”.

Vale la pena ricordare i nomi più noti di quel periodo; i pittori: Wassily Kandinsky , Paul Klee ; gli architetti: Walter Gropius, fondatore della Bauhaus, e Mies van der Rohe; gli scrittori: Bertolt Brecht, Hermann Hesse, Thomas Mann, Erich Maria Remarque; i compositori: Alban Berg, Paul Hindemith, Arnold Schoenberg, Kurt Weill; i filosofi: Theodor Adorno, Martin Buber, Martin Heidegger; gli scienziati: Max Born, Werner Heisenberg e infine i personaggi del cinema: Marlene Dietrich, Greta Garbo, Fritz Lang, Ernst Lubitsch, Pola Negri.

Fra le opere di tale periodo esposte nella mostra vi sono caricature politiche, rappresentazioni di una vita miserevole intrisa di corruzione, sopraffazione e delitti su prostitute ma anche pitture dettagliate di macchine e processi meccanici che testimoniano come questa epoca fosse animata da un ampio fermento culturale. Venne anche coniato il termine: “cultura di Weimar”, sebbene tale definizione sia stata criticata in quanto etichetta applicata a posteriori a fenomeni culturali eterogenei, per quanto compresenti.

Le opere esposte imprimono al visitatore la sensazione di solitudine; anche quando vengono rappresentati più personaggi questi sono solitari e non comunicanti. Come esempio possiamo citare un quadro che rappresenta il pittore e la moglie, uno difronte all’altro, sulla porta della loro casa ma del tutto privi di qualsiasi relazione tra loro.

La mostra è anche interessante perché illustra in modo esplicito il carattere tedesco: una immagine a forte contrasto. Esso appare fortemente bisognoso di ordine e precisione e per il quale ogni aspetto grigio deve essere approfondito fino a che non sia possibile distinguere il bianco dal nero. Le opere esposte suggeriscono come il periodo della Repubblica di Weimar, caratterizzato appunto dalla confusione, dalla mescolanza di buono e cattivo, dal crollo delle certezze e dell’ordine sociale sia stato un forte stimolo per gli artisti ad esprimere non solo il disagio ma anche l’ansia a distinguere gli elementi costitutivi della società.

Massimo Rea